Tra diritti conquistati, parità e piccoli gesti di gentilezza: una riflessione personale sulla Giornata internazionale della donna.

Cari lettori,
Ogni anno, quando arriva l’8 marzo, torna la stessa domanda: la Festa della donna ha ancora un senso oppure è diventata soltanto un rito fatto di mimose e cene tra amiche?
Quest’anno però devo confessarlo: io le mimose le voglio.
Lo dico senza troppi giri di parole. Anche se un po’ mi vergogno ad ammetterlo, perché per anni ho fatto parte di quelle donne che fanno finta di trovarle banali, retoriche, perfino un po’ offensive. Di quelle che storcono il naso e dicono: “No grazie, non mi serve un fiore per ricordarmi che sono una donna”.
E invece quest’anno le mimose le voglio.
Le voglio perché, anche se semplice, è pur sempre un simbolo. Un piccolo segno che ricorda una storia fatta di battaglie, di diritti conquistati e di libertà che non sono arrivate per caso.
Ma le voglio anche per un altro motivo, forse meno solenne e più umano: perché ogni tanto è bello ricordare ai signori uomini che siamo donne. Anche quando, nella vita di tutti i giorni, ci tocca fare un po’ anche i maschi.
Perché spesso lavoriamo il doppio, dimostriamo il triplo e combattiamo battaglie che molti danno ancora per scontate. Eppure restiamo donne. Con le nostre fragilità, la nostra sensibilità, la nostra ironia.
E diciamolo pure senza paura di sembrare poco moderne: a molte di noi fa ancora piacere che un uomo ci versi l’acqua nel bicchiere, ci ceda il passo o ci apra la portiera della macchina.
Non è sottomissione. È semplicemente gentilezza.
Scrivo questo anche per rispondere a un mio amico che un giorno mi ha detto, con aria un po’ provocatoria:
“Avete voluto la parità e pretendete pure che l’uomo faccia il cavaliere”.
La risposta è semplice: sì.
Vogliamo la parità, certo. Parità di diritti, di opportunità, di rispetto. Ma questo non significa dover rinunciare alla gentilezza o cancellare ogni forma di attenzione reciproca. La parità non è una guerra tra uomini e donne. Non dovrebbe esserlo.
Significa soltanto poter camminare fianco a fianco.
E allora sì, quest’anno io voglio anche la mimosa. Non come contentino, non come gesto vuoto, ma come piccolo segno di una giornata che, al di là delle polemiche, continua a ricordarci quanto sia stata lunga la strada fatta e quanta ne resti ancora da percorrere.
Il mio desiderio per questo 8 marzo, in fondo, è molto semplice: pari opportunità e mimose per tutte.
E il vostro, care amiche, qual è?
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Buona Festa della Donna a tutte.













