Dal celebre Quadrato del Sator custodito nell’Abbazia di Valvisciolo nasce un progetto che unisce produttori, istituzioni e territorio. Il Festival SATOR racconta una nuova strategia di valorizzazione dell’olio extravergine di oliva tra identità locale, paesaggio e oleoturismo.

Non un semplice festival dedicato all’olio extravergine di oliva, ma il tassello più visibile di un progetto più ampio che punta a costruire un’identità condivisa attorno a una delle produzioni simbolo del territorio. È questo il significato del Festival SATOR che si è svolto a Sermoneta dal 12 al 14 giugno, tra l’Abbazia di Valvisciolo e gli uliveti del comprensorio lepino, richiamando amministratori, produttori, esperti del settore e appassionati.
La manifestazione, promossa dal Comune di Sermoneta in collaborazione con CAPOL e con il sostegno di ARSIAL, nasce infatti per accompagnare il percorso di valorizzazione dell’olio extravergine locale attraverso il progetto SATOR, il marchio collettivo creato dall’amministrazione comunale per identificare e promuovere l’olio prodotto nel territorio. Un’iniziativa che punta a rafforzare la riconoscibilità delle produzioni locali e a costruire una rete stabile tra produttori, frantoio, operatori turistici, ristoratori e realtà culturali.

Ma cosa significa SATOR?
Il nome richiama uno dei simboli più affascinanti custoditi nell’Abbazia di Valvisciolo: il celebre Quadrato del Sator, una misteriosa iscrizione palindroma latina composta dalle parole “Sator Arepo Tenet Opera Rotas”, il cui significato continua ancora oggi ad alimentare studi e interpretazioni. Proprio questo simbolo, profondamente legato alla storia dell’abbazia e del territorio, è stato scelto come elemento distintivo del marchio, trasformandosi da antico enigma a segno identitario di un progetto contemporaneo.
L’aspetto più interessante dell’iniziativa è forse proprio la volontà di fare sistema. Ad oggi il progetto coinvolge circa venti produttori locali e il frantoio di Sermoneta, riuniti sotto un’unica etichetta territoriale. Non un consorzio in senso stretto, ma una forma di collaborazione che consente alle aziende di presentarsi con un’immagine comune, valorizzando allo stesso tempo la qualità delle produzioni e il forte legame con il territorio. Complessivamente il progetto interessa decine di ettari di oliveti, in gran parte caratterizzati dalla presenza della cultivar Itrana, una delle varietà più rappresentative dell’area pontina.
Durante la tre giorni non si è parlato soltanto di olio, ma anche di paesaggio, cultura e turismo. Particolare attenzione è stata dedicata al tema dell’oleoturismo, sempre più riconosciuto come uno strumento capace di creare nuove opportunità economiche e di promuovere i territori rurali attraverso esperienze autentiche legate agli oliveti, alle degustazioni e alla conoscenza delle produzioni di qualità.

Dagli interventi è emersa una visione ormai condivisa: l’olio extravergine di oliva non può essere considerato esclusivamente un prodotto agricolo. È un elemento che racconta la storia delle comunità, contribuisce alla tutela del paesaggio e rappresenta un importante fattore di attrattività turistica. In questo senso il Festival SATOR si è proposto come un momento di confronto sulle prospettive future dell’olivicoltura locale e sulle strategie necessarie per valorizzare un patrimonio che appartiene non solo ai produttori, ma all’intero territorio.
La nascita del marchio SATOR e del festival che ne porta il nome rappresenta dunque un’esperienza interessante di promozione territoriale, fondata sulla collaborazione tra istituzioni, produttori e associazioni di settore. Un modello che mette al centro la qualità dell’olio, ma che guarda anche alla capacità di raccontare un territorio attraverso le sue eccellenze.
Perché l’olio, oggi più che mai, non è soltanto un alimento: è paesaggio, cultura, turismo e identità.













