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Ottavia Lavino-

Sedici anni dopo. E continuo a crederci

Sedici anni di NonSoloRosa dalla carta al digitale, tra cambiamenti profondi e la stessa ostinazione di raccontare l’attualità, la cultura e le persone.

Ad aprile 2010 nasceva NonSoloRosa.
La prima copertina era dedicata a Franco Nero. Nel primo editoriale si parlava di colori.
Del rosa, certo. Ma anche di tutti gli altri.
Perché la vita — si diceva allora — è NonSoloRosa.

Quella idea è rimasta. Nel tempo, quelle pagine si sono riempite di volti, di voci, di incontri.
Andrea Camilleri, Franco Di Mare — che per un periodo ha anche firmato una rubrica — Laura Morante, Massimo Giletti, Mogol. Non come vetrina, ma come parte di un racconto.

Per anni NonSoloRosa è stata carta. Distribuita, sfogliata, lasciata sui tavoli, trovata nei luoghi del territorio. Era presenza.

E intorno c’era una rete reale: collaboratori, lettori, clienti che hanno sostenuto questo progetto, rendendolo possibile mese dopo mese.

Poi è arrivato il 2020. E quel modo di esistere si è fermato. La carta è diventata impossibile.
Ma non è diventato impossibile raccontare. NonSoloRosa ha continuato. In un’altra forma.

Oggi è digitale. E sì, è diverso. Ma, se guardo indietro, so quanta strada c’è stata.
So quanta fatica, quante scelte, quante volte sarebbe stato più semplice fermarsi.

E invece no. Perché NonSoloRosa non è mai stata solo una rivista.
È stata, ed è ancora, una responsabilità.
Verso chi scrive, verso chi legge, verso chi ha scelto di esserci e di crederci.

Sono cambiate le forme, i tempi, i modi.
Ma non l’impegno.
Non la cura.
Non la convinzione che raccontare abbia ancora un senso.

Quella intuizione del 2010 non si è persa.
Si è trasformata. Non nella forma, ma nell’impegno che continua. Anche adesso.

E io continuo a crederci.