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Ottavia Lavino-

Uliveti di cura: nasce a Velletri un osservatorio di felicità rurale

Tra scienza e territorio, a Velletri prende forma un nuovo modello di benessere culturale.

È stato presentato ieri, sabato 11 aprile, nella splendida cornice del Museo Diocesano di Velletri, il progetto pilota “Uliveti di cura”, iniziativa che punta alla creazione di un osservatorio di felicità rurale diffusa nei paesaggi olivicoli.

Il progetto, ideato da Silvia Sfrecola Romani, nasce con l’obiettivo di indagare e valorizzare il legame tra ambiente, cultura e benessere, trasformando l’uliveto in un vero e proprio ecosistema emozionale.

Ad aprire l’incontro sono state la stessa Sfrecola Romani, progettista e coordinatrice generale, e la biologa Cristina Civitani, che hanno delineato il quadro teorico e scientifico del progetto: l’uliveto come spazio in cui natura, memoria e cultura si intrecciano generando benessere.

Tra gli interventi, quello di Paola Sarcina ha posto l’accento sul tema del welfare culturale e della prescrizione sociale, mentre la dottoressa Rita Di Marco ha approfondito il rapporto tra salute e cultura.

A portare il punto di vista del territorio e della filiera olivicola è stato Luigi Centauri, presidente del CAPOL, con un intervento dedicato all’olio extra vergine tra analisi sensoriale e racconto identitario.

Il legame tra attività fisica e ambiente è stato affrontato dal dott. Umberto Mancuso, mentre il neurologo Peppino Nicolucci ha offerto una lettura particolarmente significativa del paesaggio rurale come esperienza capace di generare salute, dalla percezione visiva all’emozione.

Non sono mancati contributi dal mondo accademico e agricolo: il dott. Eugenio Lendaro ha illustrato i possibili effetti benefici dei polifenoli dell’olio sulle malattie degenerative, mentre Giovanni Abbruzzese e Pietro Zampini hanno raccontato il rapporto tra radici agricole, territorio e benessere.

Al centro della riflessione, una parola chiave: cortisolo.

L’ormone dello stress, spesso citato ma non sempre compreso fino in fondo. Il cortisolo è infatti il meccanismo con cui il corpo gestisce le situazioni di pressione: un interruttore che si attiva quando necessario e che dovrebbe spegnersi rapidamente.

Nella quotidianità, però, questo sistema resta spesso in funzione, mantenendo il corpo in uno stato di allerta costante.

È proprio qui che entra in gioco il concetto di benessere culturale. Studi riconosciuti a livello internazionale, tra cui quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dimostrano come le esperienze culturali contribuiscano a ridurre lo stress e a migliorare l’equilibrio psicofisico.

Il progetto “Uliveti di cura” aggiunge un ulteriore livello: l’integrazione tra cultura e natura.

L’uliveto diventa così non solo spazio produttivo, ma luogo di esperienza e relazione. Camminare tra gli alberi, sostare, osservare: azioni semplici che favoriscono un rallentamento dei ritmi e una progressiva riduzione dello stato di allerta.

L’iniziativa presentata a Velletri apre quindi una prospettiva innovativa: quella di un paesaggio capace di generare benessere diffuso e di diventare oggetto di studio attraverso un vero e proprio osservatorio.

In un tempo segnato da accelerazione e pressione costante, esperienze come questa indicano una direzione diversa: quella di una cultura che non spinge ad andare più veloce, ma insegna a rallentare.

E che, proprio per questo, può diventare cura.

Un plauso agli organizzatori, che hanno saputo trasformare un uliveto in qualcosa di più: un luogo in cui la cultura incontra la cura.