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Ottavia Lavino-

Ma quanto ci vuole per rispondere a un messaggio?

Foto: pexels.com

Una volta, se qualcuno ci piaceva e ci mandava un messaggio, lo leggevamo e rispondevamo. Se avevamo voglia di sentirlo, gli scrivevamo. Se quel messaggio ci faceva piacere, magari sorridevamo anche un po’.

Semplice. Oggi no. Oggi prima di rispondere a un messaggio sembra quasi necessario convocare un consiglio di amministrazione.

“Rispondo subito o aspetto?” “Se rispondo dopo cinque minuti sembro troppo interessata?” “Dieci minuti sono pochi?” “Un’ora?” “Tre ore?”

Nel frattempo il messaggio è lì. Noi lo abbiamo già letto almeno quattordici volte, abbiamo controllato l’orario in cui è arrivato, se lui è online, quando è stato online l’ultima volta e, naturalmente, abbiamo mandato lo screenshot all’amica di fiducia.

“Secondo te cosa voleva dire?” E l’amica, immancabilmente, ha una teoria.

Perché siamo riusciti a trasformare anche una delle cose più semplici del mondo – scrivere a qualcuno che ci piace – in una piccola strategia militare.

C’è chi aspetta rigorosamente qualche ora per non sembrare troppo disponibile. Chi visualizza e non risponde perché bisogna “mantenere un po’ di mistero”. Chi non scrive mai per primo perché altrimenti “perde terreno”. E poi ci sono i professionisti del settore, quelli che riescono a leggere il messaggio direttamente dalla notifica pur di non lasciare traccia del famoso visualizzato. Tutto pur di non commettere il peccato capitale dei rapporti moderni: sembrare interessati. Ed è qui che la faccenda diventa quasi comica. Perché quando qualcuno ci piace, che cosa desideriamo? Che ci cerchi. Che ci scriva. Che abbia voglia di sentirci. Che ci faccia capire che gli importa. Poi finalmente lo fa e noi che facciamo? Aspettiamo tre ore per rispondere, così non pensa che ci importi troppo. Un capolavoro.

Siamo diventati bravissimi a desiderare attenzioni e contemporaneamente a fingere di non averne bisogno.

Se rispondi subito sei troppo preso. Se scrivi per primo sei troppo interessato. Se mandi un secondo messaggio senza aver ricevuto risposta, apriti cielo. Se invece aspetti troppo, l’altro penserà che non ti interessa.

A questo punto servirebbe quasi un manuale di istruzioni.

Oppure potremmo fare qualcosa di decisamente più rivoluzionario: tornare alla normalità.

Se mi mandi un messaggio e ho voglia di risponderti, ti rispondo.

Se mi fa piacere sentirti, te lo faccio capire.

Se stamattina mi sei venuto in mente, magari ti scrivo io.

Senza chiedermi se sto concedendo troppo vantaggio all’avversario. Anche perché, se cominciamo a considerarci avversari prima ancora di conoscerci, forse qualcosa non sta funzionando.

Probabilmente dietro tutte queste strategie c’è anche un po’ di paura. Paura di scoprirsi, di mostrare interesse, di essere quello dei due che ci tiene di più. Perché mostrarsi coinvolti significa anche esporsi alla possibilità di non essere ricambiati.

Ma siamo adulti.

E forse vivere rapporti da adulti significa anche accettare questo piccolo rischio.

Non vuol dire essere ingenui, inseguire chi non ci vuole o accontentarsi delle briciole. Al contrario. Significa sapere quello che desideriamo e non vergognarci di mostrarlo.

Se dall’altra parte non c’è lo stesso interesse, pazienza. Può dispiacere, certo. Ma almeno lo sappiamo.

Sempre meglio che trascorrere una settimana a interpretare un visualizzato alle 18.42 e una risposta arrivata alle 22.17.

Forse dovremmo smettere di giocare a chi ci tiene meno.

Perché a forza di voler sembrare distaccati, impegnatissimi, misteriosi e perfettamente autosufficienti, rischiamo di allontanare proprio qualcuno che, magari, stava semplicemente cercando di avvicinarsi.

E poi diciamolo: la vita è già abbastanza complicata.

Possiamo almeno evitare di complicare anche un “ciao, come stai?”.

Io voto per il ritorno alla normalità. Ai messaggi scritti quando abbiamo voglia di scriverli. Alle risposte date quando abbiamo voglia di darle. All’interesse dimostrato senza sentirci per questo meno forti.

E magari anche a qualche telefonata, ogni tanto. Ma forse qui sto chiedendo davvero troppo.

E voi che cosa ne pensate?

Quanto tempo ci mettete prima di rispondere a un messaggio? E vi è mai capitato di aspettare apposta solo per non sembrare troppo interessati?