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Lidano Orlandi-
11/03/2025

Export italiano a rischio: i nuovi dazi USA minacciano il Made in Italy

Dal prosecco ai farmaci: le imprese italiane temono l’impatto delle tariffe americane

Il commercio tra Italia e Stati Uniti potrebbe subire una svolta negativa a partire dal 2 aprile, quando scatteranno le nuove tariffe doganali del 25% imposte dall’amministrazione di Donald Trump sui prodotti europei. Questa decisione rischia di danneggiare gravemente il Made in Italy, con effetti diretti su settori chiave come automotive, lusso, farmaceutica ed enogastronomia.

Secondo i dati riportati dal Corriere della Sera, nel 2024 l’Italia ha esportato negli USA beni per un valore di 65 miliardi di euro, con un surplus commerciale di 39 miliardi. Con il 22,2% delle esportazioni extra-UE dirette proprio negli Stati Uniti, il nostro Paese è tra i più esposti a queste nuove misure restrittive, più di altri partner europei.

I settori più colpiti: dal prosecco alle auto di lusso – L’introduzione dei dazi potrebbe costare all’economia italiana tra 4 e 7 miliardi di euro, secondo un’analisi di Prometeia. I comparti più esposti sono quelli che storicamente dipendono dal mercato americano. Tra i più vulnerabili figurano:

  • Il settore vinicolo, con il prosecco che rischia di subire un crollo delle vendite proprio nel momento in cui ha consolidato il suo successo negli USA.
  • Le automobili e i mezzi di trasporto, tra cui yacht e moto di lusso, con il 30% della produzione destinato agli USA.
  • Il settore farmaceutico, che vede oltre il 30% delle esportazioni rivolte agli Stati Uniti.
  • Il comparto della moda e del lusso, che potrebbe affrontare un forte calo della domanda a causa dell’aumento dei prezzi per i consumatori americani.

Anche i macchinari industriali e i componenti elettronici, elementi fondamentali per il settore manifatturiero italiano, saranno penalizzati, con possibili ripercussioni sulle piccole e medie imprese che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo nazionale.

Una sfida per l’economia europea – L’introduzione di questi dazi arriva in un momento già critico per l’industria europea, che sta affrontando le sfide imposte dal Green Deal e dalla transizione energetica. Secondo Confindustria, il rischio è che le imprese italiane perdano competitività proprio mentre la produzione industriale mostra segnali di rallentamento.

Un altro elemento di preoccupazione è l’effetto domino della politica commerciale americana sulla Cina. Le restrizioni imposte agli scambi con Pechino potrebbero spingere una maggiore quantità di prodotti cinesi verso il mercato europeo a prezzi più bassi, intensificando la concorrenza per le aziende italiane, soprattutto nei settori del tessile, dell’elettronica e della componentistica industriale.

Le strategie per contrastare la crisi – Per fronteggiare questa crisi, Confindustria suggerisce di diversificare i mercati di esportazione. Tra le alternative più promettenti vi è il Sud America, con particolare attenzione al Mercosur, che potrebbe offrire nuove opportunità grazie a un mercato di oltre 260 milioni di consumatori.

L’Unione Europea potrebbe inoltre accelerare i negoziati commerciali con l’Asia e l’Africa, per ridurre la dipendenza dal mercato statunitense. Un rafforzamento delle misure di difesa commerciale sarebbe inoltre necessario per proteggere le imprese italiane dalle pratiche di dumping e dalla concorrenza sleale.

Il rischio principale è che, senza azioni concrete, il Made in Italy possa perdere posizioni nel mercato globale, con gravi conseguenze economiche e occupazionali.

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