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Intervista alla stilista Annalisa Di Lazzaro, ingegnere edile con la passione per la moda

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Annalisa Di Lazzaro

La stilista  Annalisa Di Lazzaro è la fondatrice dell’omonimo brand, che ha come concept l’eleganza.  

Un’eleganza sofisticata, poetica e romantica, senza essere scomoda ma al contrario pratica, che strizza l’occhio all’ecosostenibilita’ ed al riciclo. È lodevole la sua ricerca di materiale per i suoi capi che sono eterei ma portabilissimi. Lodevole perché i tessuti vengono reperiti in modo speciale ed amorevole, come ci  racconta lei stessa. 

Annalisa,  presentati ai lettori di nonsolorosa.it e raccontaci del tuo percorso nel mondo della moda. 

Ciao sono Annalisa, creatrice di moda ed Ingegnere Edile, con la passione per le tradizioni a contrasto con l’innovazione. All’inizio non sapevo chi fossi esattamente dei due, ero ancora nella fase di scoperta di me stessa in cui le due figure professionali vivevano già in simbiosi tra loro. Dopo il diploma da tecnico abbigliamento e moda, ho iniziato il mio percorso da fashion design in Calabria, grazie alla vincita in un concorso per stilisti emergenti di uno stage formativo presso l’accademia di moda a Cosenza, per poi fondare il mio omonimo marchio, Annalisa Di Lazzaro, nel 2011. 

Tra concorsi nazionali e internazionali per giovani creativi nel campo del Fashion Design, sono riuscita a realizzare le mie collezioni e organizzare diverse sfilate. Durante la laurea magistrale in Ingegneria a Salerno, ho avviato il mio percorso da Engineer/fashiondesigner .

Ho vissuto e lavorato in molte città, tra cui anche Milano, ma Salerno ha segnato un nuovo inizio per me: finalmente ora so chi sono. 

Qual è l’identità del tuo brand?

La poesia è una delle mie passioni, ed è sempre presente nei miei lavori. Costituisce il legame tra il mio pensiero astratto e il capo finito. Sicuramente il mio omonimo brand si identifica nelle lavorazioni artigianali, nelle stoffe naturali, nell’attenzione ai dettagli, ma ciò che ha creato principalmente un’identità, è il modo comunicare e trasmettere anche il mio vissuto, i miei pensieri e le esigenze delle donne che mi scelgono, in ogni fase delle mie creazioni. 

Come definiresti le tue creazioni?

Per me la moda è sinonimo di eleganza, femminilità, raffinatezza. Al tempo stesso oggi la moda si dirige verso una donna più pratica, maschile, un po’ volgare: qui interviene la mia visione di moda che tende al concetto di couture. 

Couture per me significa qualità, fatto su misura, ricerca. Le mie collezioni ripropongono il “savoir-faire” tramandato di generazione in generazione. L’etera fluidità del corpo femminile nel tempo. L’eleganza. Un’unione di linearità e forme esaltati dai preziosi ricami, fatti esclusivamente a mano, dai volumi di tulle e voile, che danno l’impressione di leggerezza e suprema femminilità. Fare moda oggi richiede uno sforzo in più poiché bisogna unire il gusto della bellezza e della raffinatezza, con la praticità e le nuove tendenze di oggi. Essere una donna pratica non significa non essere elegante e allo stesso tempo un abito con tessuti ricchi non significa che sia complesso. Bisogna riproporre la vera eleganza anche in questo periodo storico, accostando tecnologia e sostenibilità.

Annalisa Di Lazzaro all’opera

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Niente nasce dal nulla. Dietro ogni processo creativo si celano settimane di ricerca ed elaborazione. Il materiale raccolto si mescola e si trasforma fino a trovare il suo naturale sviluppo. Comincio da ciò che vivo e mi circonda e da lì costruisco una storia che ne racconti l’essenza estetica e spirituale. Amo dunque creare abiti che si identificano senza tempo, con linee eleganti, sempre attuali e soprattutto con tessuti di qualità e sostenibili. 

Parlare di sostenibilità fa subito pensare a nuove strategie di marketing. La moda sta cambiando e si dirige sempre più a concetti ecosostenibili. La fonte d’ispirazione di gran parte dei creatori di moda ad oggi è la natura e la sua salvaguardia. Da parte mia, cerco tessuti tra fondi di magazzino ormai destinati allo smaltimento in discarica da reinventare ed assemblare diversamente attraverso ricami e dettagli, tessuti naturali o riciclati stampati con la tecnica dell’ecoprint e sperimentazioni di filati naturali ottenuti con gli scarti degli agrumi. Nelle mie ultime creazioni (tramite approcci zero waste, upcycling, trasformazioni, ecc) sono riuscita a realizzare più capi con meno materiali tossici possibili. 

Quanto sono importanti i social network ? Credi siano utili?

Ad oggi viviamo in un periodo storico in cui la maggior parte del nostro tempo è assorbita dai social network. Ho iniziato il mio percorso come fashion design quando ancora i social non avevano questo peso e riuscivo, allo stesso modo di oggi ma con altri mezzi di comunicazione, a far conoscere i miei successi ottenuti e le mie collezioni. Dunque per me i social network sono un ulteriore strumento di comunicazione valido che la tecnologia ha permesso negli anni. Ma resta tale. Un aspetto molto negativo dell’uso dei social negli ultimi anni da parte di molti brand o giovani fashion design è la corsa al profilo perfetto, carico di like e visualizzazioni a prescindere dalle creazioni e dalla loro qualità. Ci si concentra molto a mostrare foto “accattivanti” di un abito per creare un bel profilo social con descrizioni perfette mentre poi l’abito presenta scarsa qualità e addirittura poca manifattura sartoriale.

L’immagine del profilo social deve essere un mezzo strategico delle nostre creazioni e non mostrare qualsiasi cosa pur di “postare”. Anche il mio approccio sui social non è molto lineare, ci sto ancora lavorando. Sicuramente lo studio e la formazione devono fare da perno principale sia per la presentazione dei social, che per le proprie collezioni. 

I tuoi progetti futuri

Sono quattro i concetti chiave che riassumono i miei progetti futuri: sostenibilità, artigianato, sperimentazione e trasformazione. Concetti intesi come percorsi indiscutibili da percorrere nella mia carriera per poter contribuire alla mitigazione dell’attuale crisi ambientale dilagante e dell’enorme piaga, ormai fuori controllo, dell’ultra fast fashion.