
C’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni, scrivendo, organizzando eventi, parlando in pubblico, spiegando perché certe cose contano anche quando sembrano inutili: promettere è facile, reggere è un’altra storia. E io, a reggere, sono diventata bravissima. A promettere, invece, ho deciso di smettere.
Ogni gennaio mi ritrovo nella stessa situazione: qualcuno si aspetta entusiasmo, progettualità, visione. Come se il cambio di calendario dovesse automaticamente migliorare le persone, le istituzioni, il lavoro, le relazioni. Come se bastasse dire “nuovo” per rendere tutto più semplice. Purtroppo, ahimè, non funziona così. Non ha mai funzionato così. E gli anni passati non sono stati esattamente lì a smentirmi.
Ho passato molto tempo a costruire cose, parole, occasioni, spazi. Eventi fatti per dare valore a un territorio, a chi lavora bene, a ciò che non fa rumore ma resiste. Spesso con fatica, spesso senza ritorni, quasi sempre con quella sensazione di stare spiegando l’importanza dell’aria a chi ha appena chiuso la finestra. L’ho fatto comunque. Per convinzione, testardaggine, affetto. E no, non era uno di quei propositi di Capodanno: era solo la vita che succedeva.
Ecco perché quest’anno non prometto niente. Non prometto di fare di più, meglio, diversamente. Non prometto crescita, cambiamento, svolte narrative. Non prometto nemmeno di sorprendermi. Ho già imparato che la realtà è molto creativa quando si tratta di disattendere i piani.
Non è una resa, è una scelta. È smettere di raccontare ogni sforzo come una missione e ogni stanchezza come una fase passeggera. È ammettere che ci sono anni che non insegnano nulla di nobile, ma ti lasciano addosso una certa precisione nello sguardo. E una buona dose di ironia, che è l’unica cosa che ho sempre rifinanziato senza tagli.
Quest’anno non voglio diventare una versione migliore di me. Mi accontento di restare una versione lucida. Di continuare a scrivere quando ha senso, di costruire quando serve, di tacere quando il rumore è inutile. Se poi qualcosa prende forma, bene. Se no, non lo chiamerò fallimento: lo chiamerò coerenza. Buon anno, quindi.
A chi si aspetta propositi, auguro pazienza.
A me, auguro solo di non mentirmi.










