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Claudia Moretta-

Natale, storie dal mondo

Dalla Palestina alle isole del Pacifico, un percorso tra riti antichi, usanze moderne e celebrazioni che mostrano tutta la ricchezza culturale delle feste.

Da secoli il Natale è il momento in cui, nelle culture cristiane, si celebra la nascita di Gesù. Ma prima ancora di essere una festa religiosa, questo periodo dell’anno era già segnato da riti legati al solstizio d’inverno: il bisogno di luce, di comunità, di rinnovamento. Nel tempo, la tradizione cristiana ha intrecciato questi elementi antichi con la propria spiritualità, dando vita a un periodo che unisce fede, famiglia, memoria e convivialità. È per questo che, ancora oggi, il Natale occupa uno spazio speciale: ci richiama alle radici ma lascia anche spazio alla creatività delle comunità che lo celebrano.

Le feste, infatti, hanno un potere straordinario: ovunque si svolgano, tirano fuori ciò che una società considera prezioso. Alcune usanze profumano di storia, altre sono nate quasi per caso e poi diventate irrinunciabili. Non esiste un solo modo per festeggiare; esistono invece centinaia di modi diversi, capaci di raccontare l’immensa varietà del mondo.

In questo viaggio ho scelto di raccontare soprattutto le tradizioni dei Paesi spesso meno conosciuti nelle narrazioni natalizie, ma non per questo meno ricche, evocative e sorprendenti.

In Palestina, soprattutto a Betlemme e nelle comunità cristiane della Cisgiordania, il Natale assume un’intensità unica. Le processioni percorrono strade cariche di memoria, le chiese si illuminano di canti e le famiglie vivono la festa come un gesto di spiritualità e identità collettiva. In Sudan, dove le comunità cristiane sono più piccole, il Natale è sobrio ma profondo: lunghe distanze per ritrovarsi, messe affollate, dolci preparati insieme.

Nelle Ande peruviane prende forma il Takanakuy, un rito antichissimo in cui, il 25 dicembre, si risolvono simbolicamente i conflitti dell’anno. È un modo per ricominciare da zero, con trasparenza e senza rancori. In Sudafrica le tavole includono spesso i mopane worms, bruchi fritti considerati una prelibatezza; in Nigeria le strade si animano con i masquerades, danzatori mascherati dai costumi spettacolari.

Foto<. pexels.com

Nelle Filippine brillano le gigantesche lanterne del Festival di San Fernando; in Grecia il folklore parla dei Kalikantzaroi, spiriti dispettosi che appaiono solo durante le feste.

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Nel mondo australe il Natale cade in piena estate: in Australia si festeggia in spiaggia, tra barbecue e surf, mentre in Nuova Zelanda fiorisce il Pōhutukawa, l’albero di Natale rosso che colora le coste. A Samoa la festa esplode in musica e danza, e in Papua Nuova Guinea si decorano le palme con conchiglie. In Argentina, spesso, tutto finisce con un tuffo in piscina.

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Ci sono infine tradizioni giovanissime diventate culto globale. In Giappone, la cena di Natale al KFC, nata negli anni Settanta da una campagna pubblicitaria, è oggi un rito collettivo di sorprendente popolarità.

Guardando queste celebrazioni una accanto all’altra si capisce che le feste non sono solo un periodo dell’anno, ma un linguaggio: raccontano paesaggi, identità, storie condivise. E forse il modo migliore per vivere le nostre è ricordare che appartengono a una famiglia di tradizioni vastissima—e che c’è sempre un nuovo Natale nel mondo da scoprire.