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Ottavia Lavino-

San Valentino, ai tempi dei Peter Pan

San Valentino è quella giornata dell’anno in cui l’amore viene celebrato nella sua versione più accessibile.
Breve, semplice, maneggevole.
Meglio se non richiede istruzioni, manutenzione o aggiornamenti emotivi.

Non stupisce quindi che, qualche tempo fa, un uomo che mi stava corteggiando — o che almeno ci stava provando, con alterne convinzioni — abbia deciso di essere molto sincero con me.
Mi ha detto: Avere a che fare con te è un lavoro. E io non voglio lavorare.”

L’ha detto con serenità. Con quella calma tipica di chi comunica una scelta di vita irreversibile, tipo smettere il glutine o iscriversi a yoga.
Io, per un attimo, ho avuto il dubbio di aver aperto una posizione a tempo indeterminato senza accorgermene.

Perché sì, a quanto pare io risultavo impegnativa.
Parlavo.
Ascoltavo.
Ricordavo le cose.
Facevo domande che non prevedevano risposte vaghe del tipo “vediamo”.

In altre parole: non ero un passatempo.
Errore imperdonabile.

Il punto, però, è che molti uomini oggi vivono le relazioni come eterni Peter Pan sentimentali. Vogliono volare, emozionarsi, sentirsi desiderati — ma guai a mettere piede nel mondo reale. Lì ci sono le responsabilità, le conversazioni vere, le scelte. Roba da adulti.

Vogliono l’amore, purché non chieda continuità.
La complicità, purché non implichi presenza.
La relazione, purché resti sempre nella fase trailer.

Se una donna c’è, diventa “pesante”. Se resta, “soffocante”.
Se pretende coerenza, direttamente lavoro.

E sia chiaro: io non mi sono offesa. Mi sono divertita.
Perché quando un uomo ti dice che non vuole lavorare, in realtà sta solo confessando che non ha alcuna intenzione di crescere.

San Valentino, allora, mi sembra il giorno perfetto per dirlo:
non tutte le donne sono impegnative.
Alcune sono semplicemente adulte.
E questo, per un Peter Pan convinto, è già troppo.

Quella frase mi fa sorridere.
Perché non mi descrive.
Mi chiarisce.

Io non sono un lavoro.
Sono una relazione che richiede presenza, attenzione e un minimo di maturità emotiva.
Chi non se la sente può tranquillamente tornare sull’Isola-che-non-c’è, dove l’amore è leggero, eterno e soprattutto non chiede nulla.

Quindi buon San Valentino a me.
E a tutte le donne che non si rimpiccioliscono per risultare più facili.
Che non confondono la leggerezza con l’immaturità.
Che non hanno paura di essere definite “impegnative”.

Se amare è un lavoro, allora capisco il problema.
Non tutti sono fatti per i contratti stabili.
Alcuni sono più da collaborazione occasionale, con partita IVA emotiva.