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Claudia Moretta-

Accordi UE–Israele: cittadine e cittadini europei chiedono coerenza

Una raccolta firme europea riporta al centro del dibattito le violazioni dei diritti umani e il doppio standard dell’Unione Europea

Nel gennaio 2026 è stata lanciata ufficialmente una raccolta firme a livello europeo per chiedere la sospensione dell’Accordo di Associazione tra Unione Europea e Israele. L’iniziativa nasce come risposta civile e democratica a quella che molte cittadine e molti cittadini considerano una grave incoerenza dell’Unione Europea nella propria politica estera e nel rispetto dei diritti umani.

La raccolta firme utilizza lo strumento dell’Iniziativa dei Cittadini Europei, previsto dai trattati dell’Unione, che consente alle persone con cittadinanza europea di chiedere formalmente alla Commissione di intervenire su un tema di interesse generale. In questo caso, l’obiettivo è portare finalmente al centro del dibattito politico europeo il rapporto privilegiato tra UE e Israele, alla luce delle continue violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani nei confronti del popolo palestinese.

Come nasce l’iniziativa e dove si firma

L’iniziativa è stata registrata ufficialmente dalla Commissione europea nel novembre 2025, dopo una valutazione di ammissibilità giuridica. A promuoverla sono forze politiche della sinistra europea, eurodeputate ed eurodeputati, giuriste e giuristi, attiviste e attivisti per i diritti umani, insieme a organizzazioni della società civile di diversi Paesi membri.

La firma avviene esclusivamente tramite la piattaforma ufficiale delle Iniziative dei Cittadini Europei, utilizzando l’identità digitale richiesta dal proprio Stato di cittadinanza. Possono firmare tutte le persone in possesso della cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione Europea, indipendentemente dal luogo di residenza.

Per essere presa in considerazione dalle istituzioni europee, l’iniziativa deve raccogliere almeno un milione di firme valide, provenienti da almeno sette Paesi diversi, entro dodici mesi dalla registrazione.

Secondo i dati diffusi dai promotori, a pochi mesi dal lancio sono già state raccolte centinaia di migliaia di firme, con una forte partecipazione in Paesi come Francia, Italia, Spagna, Belgio e Svezia.

Perché chiedere la sospensione dell’accordo UE–Israele

L’Accordo di Associazione UE–Israele, in vigore dal 2000, regola relazioni economiche, commerciali, scientifiche e politiche tra le due parti. Tuttavia, lo stesso accordo prevede esplicitamente che tali relazioni siano subordinate al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.

Secondo le promotrici e i promotori della raccolta firme, questo presupposto è da tempo disatteso. Organismi delle Nazioni Unite, relatrici e relatori speciali ONU, commissioni indipendenti, organizzazioni per i diritti umani e sentenze di corti internazionali hanno documentato:

  • l’occupazione militare illegale dei territori palestinesi;
  • la colonizzazione tramite insediamenti illegali;
  • la distruzione sistematica di infrastrutture civili;
  • il blocco e l’assedio della Striscia di Gaza;
  • un sistema giuridico e amministrativo che discrimina la popolazione palestinese su base etnica e nazionale.

Diversi rapporti delle Nazioni Unite e il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia hanno qualificato questo sistema come segregazione e apartheid, in violazione della Convenzione internazionale contro l’apartheid, della Quarta Convenzione di Ginevra e di altri strumenti fondamentali del diritto internazionale, mai realmente applicati nei confronti di Israele.

Un doppio standard che mina la credibilità dell’Europa

Uno degli elementi centrali dell’iniziativa è la denuncia di un evidente doppio standard nella politica estera dell’Unione Europea. Di fronte all’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea ha reagito con rapidità e fermezza, imponendo sanzioni economiche, sospensioni di accordi, isolamento diplomatico e misure punitive di vasta portata, motivate dalla violazione del diritto internazionale.

Di fronte alle azioni di Israele nei territori palestinesi, invece, l’Unione Europea continua a mantenere rapporti privilegiati, cooperazioni economiche e accordi politici, limitandosi a dichiarazioni di preoccupazione prive di conseguenze concrete.

Questa assenza di equità non solo contraddice i principi fondativi dell’Unione, ma rischia di svuotare di significato la sua pretesa di essere un soggetto credibile nella difesa universale dei diritti umani. Quando le regole valgono solo per alcuni Stati e non per altri, il diritto internazionale diventa uno strumento politico e non un principio condiviso.

Perché questa raccolta firme è importante

Le cittadine e i cittadini che firmano questa iniziativa non chiedono vendette né scorciatoie diplomatiche. Chiedono coerenza, legalità e responsabilità. Chiedono che l’Unione Europea applichi a Israele gli stessi criteri che applica ad altri Stati quando violano il diritto internazionale.

Per molte cittadine e molti cittadini, la libertà della Palestina non coinciderà solo con la fine delle operazioni militari o con una “pace” formale, ma con la fine dell’apartheid, della discriminazione strutturale e dell’occupazione. Una fine che può arrivare solo se la comunità internazionale, e l’Europa in particolare, smetteranno di tollerare ciò che è già stato giudicato illegale da convenzioni e sentenze internazionali.

Questa raccolta firme rappresenta quindi un tentativo concreto di riportare il tema al centro del dibattito politico europeo, utilizzando gli strumenti democratici disponibili e chiedendo alle istituzioni europee di assumersi le proprie responsabilità.

Se l’Europa vuole continuare a definirsi una comunità fondata sui diritti, non può più permettersi il silenzio selettivo.