Il conduttore storico di Green Lovers racconta le novità della nuova stagione, il lavoro con sua figlia Daniela e i progetti tra televisione, musica e ambiente.

Raccontare la natura oggi significa saper unire passione, conoscenza e uno sguardo nuovo sulle generazioni che verranno. Con Green Lovers, Luca Sardella torna sul piccolo schermo con una stagione ricca di curiosità, innovazioni e progetti che parlano di ambiente, musica e futuro.
Green Lovers torna con una nuova stagione: cosa racconta questa edizione rispetto alle precedenti?
Green Lovers è un programma che vuole rinnovarsi continuamente. In questa stagione siamo andati alla ricerca di esperienze e progetti che guardano al futuro: dalla coltivazione degli ortaggi in mare alle cosiddette “bombe di semi”, piccoli gesti che possono aiutare a contrastare l’urbanizzazione e sostenere la biodiversità, soprattutto quella delle api, sempre più minacciate da inquinamento, pesticidi e cambiamenti climatici. Senza le api, del resto, non ci sarebbe vita.
Abbiamo raccontato anche progetti legati alla sostenibilità, come il tema dei crediti di carbonio: alcune aziende, ad esempio, compensano le emissioni piantando alberi come la paulonia, capace di assorbire grandi quantità di anidride carbonica. È un modo concreto per restituire qualcosa al pianeta.
Il programma ha quindi uno sguardo più scientifico, ma resta fedele a un linguaggio semplice e accessibile. Il mio obiettivo è sempre quello di raccontare la natura in modo chiaro e coinvolgente, comprensibile a tutti: dai bambini agli adulti. Ed è proprio questo che ci rende felici, perché tra i nostri spettatori ci sono famiglie intere, ma anche tanti ragazzi e perfino i bambini delle scuole elementari.
Dopo tanti anni di televisione, cosa ti sorprende ancora quando vai sul territorio a raccontare storie e persone?
La sorpresa comincia ancora prima di partire, quando studio i luoghi che andremo a raccontare. Ogni volta scopro cose incredibili. Per esempio, preparando la puntata dedicata alla Sicilia e all’Etna, ho scoperto che durante le glaciazioni gli elefanti arrivavano sull’isola per trovare un clima più mite. Col tempo, per effetto dell’isolamento, sono diventati sempre più piccoli: è il cosiddetto “nanismo insulare”. Quando poi ti trovi davanti a luoghi come l’Etna resti davvero incantato. Pensare che lì, milioni di anni fa, c’era il mare e che, tra movimenti della crosta terrestre e eruzioni, sia nato uno dei vulcani più imponenti d’Europa è qualcosa di straordinario. Ma la cosa più affascinante è vedere come la natura riprenda sempre il suo spazio: sulla lava raffreddata, con il tempo, arrivano i semi portati dal vento o dagli uccelli, nasce una piantina, poi un fiore, poi un bosco. È la dimostrazione che la natura ha una forza incredibile e riesce sempre a rigenerarsi.
Condividere la conduzione con tua figlia: in cosa senti che il suo sguardo generazionale ha cambiato il programma?
Il cambiamento generazionale è una cosa naturale e, se un conduttore è onesto con il proprio tempo, deve accoglierlo. Per questo ho voluto accanto a me una presenza giovane come Daniela. Lei rappresenta una sorta di “traghettatrice” tra generazioni: ha la sensibilità e il linguaggio per dialogare con i giovani, ma allo stesso tempo riesce a raccogliere l’eredità di chi ha costruito tanto prima di loro.


Nel programma questo si traduce in uno scambio continuo: lei si rivolge ai ragazzi, a chi sta portando avanti nuove idee e nuovi progetti, mentre io spesso dialogo con chi ha più esperienza e ha fatto da ponte verso il futuro. È una vera staffetta.
Oggi tutto sta cambiando molto velocemente, dall’agricoltura alla ricerca scientifica, fino alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale. Avere uno sguardo giovane accanto al mio aiuta a raccontare questa trasformazione in modo più completo.
Vi è mai capitato di non essere d’accordo sul set? Come si trova l’equilibrio tra padre e collega?
Credo che tra padre e figlia si possa lavorare bene solo se c’è rispetto reciproco. Daniela è molto giovane e io cerco sempre di rispettare il suo punto di vista e il suo modo di vedere il mondo. Allo stesso tempo, quando entra in gioco l’esperienza, a volte mi capita di fermarla o di suggerire un’altra prospettiva. E sì, qualche piccolo battibecco capita anche. In realtà fa parte del gioco: ognuno porta il proprio sguardo. I giovani hanno una velocità e una familiarità con il mondo di oggi — penso soprattutto alla tecnologia — che è diversa dalla nostra. L’importante è confrontarsi con sincerità e, anche discutendo, trovare sempre un equilibrio.
Hai firmato spot iconici come quello dell’Amaro del Capo: cosa cambia tra raccontare un prodotto e raccontare la natura?
Raccontare un prodotto è un esercizio commerciale, la natura invece non si compra: va rispettata. Noi ne facciamo parte, siamo solo custodi temporanei, e dobbiamo tramandarla ai nostri figli e nipoti.
Spesso l’uomo ha creduto di essere il padrone della Terra e l’ha sfruttata, ma il nostro compito è decantarne la bellezza e denunciare chi la distrugge con plastica, incendi o sprechi. Come disse Toro Seduto agli americani a proposito del petrolio: “Quando avrete prosciugato l’ultimo fiume, ucciso l’ultimo pesce e tagliato l’ultimo albero, capirete che i soldi non si possono mangiare.”
Se guardiamo il mondo da lontano, vediamo una pallina azzurra e colorata: il nostro pianeta è un regalo che dobbiamo proteggere. Se invece continuiamo a inquinare, a distruggere foreste e mari, l’effetto serra aumenterà, la temperatura salirà e la vita cambierà, compresa la nostra.
La musica è un’altra tua grande passione: quanto entra nel tuo modo di comunicare, anche in tv?
La musica è una parte importante della mia vita, e a volte la porto anche sul set: canticchio o fischietto davanti alle piante, perché credo che anch’esse “amano” la musica. Sto ultimando un nuovo CD, con alcune canzoni scritte insieme a Mogol, mentre le altre sono tutte mie. Ho preso un po’ di tempo in più perché, tra il programma in onda e le registrazioni della nuova stagione, preferisco lavorare con calma: scarto, aggiungo e rifinisco. Il risultato, ne sono certo, sarà un CD di grande qualità.
Guardando avanti, quali sono i progetti futuri che senti più vicini, in televisione o fuori dalle telecamere?
Guardare avanti significa continuare a esplorare, raccontare e innovare. In televisione voglio approfondire temi ancora più scientifici e sorprendenti, portando storie che possano incuriosire sia i più giovani sia chi ha più esperienza. Ma il futuro non è solo tv: sto lavorando alla musica, alla cura del territorio e a progetti legati alla sostenibilità. Tutto quello che faccio ha come filo conduttore la responsabilità verso il pianeta e le generazioni che verranno: lasciare qualcosa di bello e significativo, che possa continuare a crescere anche dopo di noi.
Con questa nuova stagione di Green Lovers, Luca Sardella conferma il suo sguardo unico sulla natura: curioso, appassionato e generazionale. Tra televisione, musica e progetti per la sostenibilità, il suo obiettivo resta sempre lo stesso: raccontare il mondo con semplicità, emozione e responsabilità, lasciando un segno positivo per chi verrà dopo di noi.
BIOGRAFIA
Luca Sardella è uno dei volti più noti della divulgazione ambientale in Italia. Conduttore storico di Green Lovers, unisce passione per la natura, capacità comunicativa e attenzione alle nuove generazioni, lavorando spesso a fianco di sua figlia Daniela. Autore di celebri spot pubblicitari e appassionato musicista, sta attualmente preparando un nuovo CD. Il suo obiettivo è raccontare il mondo con semplicità ed emozione, sensibilizzando il pubblico su sostenibilità, biodiversità e innovazione.













